Comune di

Montorio nei Frentani


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Manifestazioni

 

S. Antonio Abate

Il 17 gennaio: giorno dedicato a S. Antonio abate, segna anche l’inizio del carnevale. Nei tempi passati si usava portare in paese dalla fiera di Larino un fantoccio, rappresentante carnevale, a dorso d’asino. Nel piazzale IV Novembre si accendeva un grosso falò con la legna questuata dai ragazzi. Intorno al fuoco si eseguivano musiche e canti popolari con organetti e con la partecipazione di forestieri di passaggio. A sera inoltrata ognuno portava a casa un poco di brace, una “palella” oppure un “tizzone”, perché era di buon augurio.
Oggi si usa ancora allestire diversi falò, detti “fuochi di S. Antonio”, in varie zone del paese. Una usanza, ormai non più praticata, consisteva nel lasciare libero per il paese un maialetto. II piccolo suino girava di porta in porta ricevendo qualcosa da mangiare e, divenuto grosso e grasso, in gennaio veniva venduto ed il ricavato era devoluto alla chiesa.
Il periodo di carnevale trascorreva in festicciole che si organizzavano nelle case private con cene e balli e con consumo abbondante di carni suine insaccate. Nei decenni passati vi era l’usanza, alla fine del periodo, di processare un fantoccio rappresentante carnevale, condannarlo e quindi bruciarlo o buttarlo da un burrone. Venivano composte canzoni che narravano sinteticamente gli avvenimenti che avevano caratterizzato l’anno intero, soprattutto il raccolto agricolo, la produzione pastorizia, ecc. Negli ultimi anni i giovani stanno riscoprendo il modo di fare baldoria con sfilate di maschere per le vie del paese tra musiche e canti popolari caratteristici.

La “tavola” di S. Giuseppe

Il 19 marzo:  in occasione della festa in onore di San Giuseppe le famiglie all’interno delle proprie case adornano nel giorno della vigilia un altare sul quale campeggiano le immagini di S. Giuseppe e della Sacra Famiglia.  Intorno a questo si radunano tutti i membri della famiglia per pregare e degustare il granone bollito. Il giorno successivo i visitatori che si recano nelle case per visitare gli altari ricevono i maccheroni con la mollica di pane, le “screppelle” e le zeppole.  Le famiglie oltre ad allestire gli altari addobbano anche la “tavola” per almeno 13 commensali; tra questi deve esserci la Sacra Famiglia, due anziani coniugi che personificano i vecchi e otto uomini. Durante il pranzo vengono preparate e servite tredici portate, tutte di magro,  di modesta entità, quasi assaggi, in piccoli piatti e secondo il seguente ordine: arancia condita con olio e pepe, fagioli, ceci e cicerchie conditi con olio crudo, fave con olio e cipolla fritta, rape e riso con olio crudo, baccalà fritto, funghi in umido, “scopecia”, peperoni sotto aceto, baccalà in umido e, per finire, maccheroni conditi con la mollica fritta. Il vino è servito nelle “carrafine”.
Il pane utilizzato per la mollica e tutto ciò che resta delle vivande adoperate per la tavola vengono distribuiti; nulla deve essere conservato, perché potrebbe immediatamente andare a male. Una volta era usanza servire le pietanze a piedi nudi. Il pranzo ha inizio con la lettura di una preghiera a S.Giuseppe. Ad ogni portata si invoca in coro il nome di “Gesù e Maria” e la stessa invocazione si ripete ogni volta che si beve il vino. La tradizione, che si rinnova ogni anno, è partecipata e sentita attivamente da tutta la popolazione, come “devozione”.

S. Giovanni Battista

 Il 24 giugno: la ricorrenza di S. Giovanni Battista è la più legata ad usanze, credenze e rituali magici dell’intero anno. La notte della vigilia le acque dei fiumi, dei ruscelli e perfino la rugiada acquistano poteri magici contro alcune malattie. E’ cosa utilissima, quindi, bagnarsi nelle loro acque prima del sorgere del sole. Le donne nubili possono pronosticare il proprio futuro e perfino conoscere in anticipo qualche caratteristica del futuro sposo. Nel passato si usava immergere l’albume di un uovo in un bicchiere d’acqua e lasciarlo sul davanzale della finestra per l’intera notte. La mattina seguente si poteva pronosticare osservando la forma assunta dall’albume. Si faceva anche colare piombo fuso in un recipiente con acqua fredda. La forma assunta dal metallo solidificato forniva indicazioni sul futuro. Chi non doveva sposarsi, invece, pronosticava la vita futura: viaggi, denaro, salute, ecc. Testimonianza dell’importanza di questa ricorrenza è l’usanza, che tuttora esiste, di definire i compari ed i loro familiari con l’appellativo di “sangiuanne”.

S. Costanzo e S. Antonio

Il12-13 giugno: fino al 1740 si festeggiava solo S.Antonio di Padova il giorno 13 giugno. Con l’arrivo delle reliquie del Martire S. Costanzo, avvenuto il 12 giugno 1741, divennero Patroni e Protettori di Montorio congiuntamente S. Costanzo e S. Antonio di Padova. Oggi si svolgono funzioni religiose con processioni e manifestazioni ricreative con orchestre bandistiche, orchestrine da piazza e fuochi pirotecnici.  Nel passato, il popolo partecipava attivamente a gare, quali la lotta, la corsa di cavalli, corse a piedi e nei sacchi.

Madonna del Carmine e processione con “manuocchi”

Il 16 luglio: ricorre la Madonna del Carmine: nel corso della giornata si svolgono 3 processioni e la statua della Madonna, portata dalle donne, è preceduta dalle fedeli che portano covoni di grano ornati chiamati “Manuocchi”, covoni di grano realizzati con spighe e addobbati con nastri colorati e con l’immagine della Madonna.

S. Rocco

Il 16 agosto: si celebra  la festività di S. Rocco è una delle feste che si ripetono annualmente con carattere religioso e ricreativo.

Sagra delle Tolle

Seconda domenica di agosto: si festeggia  la sagra delle “tolle”. Ormai da oltre quaranta anni si svolge per  ricordare questo antico alimento, il granturco, che secoli addietro costituiva l’alimentazione principale di quasi tutta la popolazione povera. Fin dall’inizio la sagra si svolge nella seconda domenica di agosto. La vigilia è dedicata alla raccolta nei campi, dove tale prodotto è ancora seminato. In piazza si esegue la sfogliatura delle “tolle” (le spighe di granturco) che successivamente vengono messe a bollire per diverse ore. E’ l’occasione di balli popolari  e spettacoli musicali in piazza.

Le “maitinate”

Il 31 dicembre: la sera i gruppi di ragazzi, spesso anche adulti, si recano agli usci delle case recitando e cantando strofette indirizzate al padrone o alla padrona di casa (le ‘maitinate’) ricevendo in cambio doni consistenti in frutta secca e qualche dolce natalizio. Gli adulti accettano volentieri anche bicchieri di vino. L’usanza, molto praticata in un recente passato, sta andando in disuso.